Una storia fredda come l'invernale Scozia in cui è ambientata. Nel Bianco, miniserie italo-tedesca in due puntate, è tratta da un romanzo di Ken Follet, ma conserva poco della tensione che il maestro del thriller sa creare. In realtà, la trama tocca un nervo molto sensibile della nostra anima collettiva, la paura del terrorismo batteriologico, che riporta alla memoria l'atmosfera di panico planetario del post 11 settembre 2001. Ma noi italiani siamo legati alla nostra piccola realtà quotidiana e i grossi eventi diventano il centro dell'interesse soprattutto se ci toccano da vicino oppure, come nel caso nella fiction televisiva, se mettono a rischio la vita e la felicità dei personaggi che amiamo. E forse questa serie non ce li fa amare abbastanza.
L’intreccio è di per sé potente: in un laboratorio biologico del Nord della Scozia viene rubato un micidiale virus, in grado di scatenare un’epidemia di ebola. La responsabile della sicurezza, Antonia Gallo, e il proprietario del laboratorio, Stanley Oxenford, cercano di recuperare il virus, senza sapere che il sistema di sicurezza è stato violato grazie al problematico figlio minore di Stanley, che si sente trascurato, si indebita e “vende” le proprie capacità di hacker per aiutare il piano dei terroristi.
Il film non riesce a creare una vera empatia con i protagonisti. Toni Gallo, interpretata da Isabella Ferrari, è una donna forte e indomita e avrebbe tutte le carte in regola per essere una vera eroina; ma la sua estraneità alla famiglia d'origine e il suo amore per Stanley restano in superficie, li vediamo ma non li “sentiamo”. La famiglia Oxenford, dal canto suo, è una caotica famiglia allargata, di cui lo spettatore può faticare a mettere a fuoco i legami. Una famiglia alla Beautiful inserita in un action movie: ricetta molto anglosassone e poco “di casa nostra”.